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La scommessa ep.1

Rosa aspettava pazientemente seduta sulla poltroncina davanti i camerini di H&M. Erano in quel centro commerciale da due ore più o meno e ancora non erano riusciti a trovare quello che cercavano.
Valerio la raggiunse con aria raggiante e una giacca di un tristissimo punto di grigio tra le braccia. «L’ho trovata! Questa è perfetta. Grida elegante galà di cervelloni da tutte le fibre», disse mettendosi la giacca davanti il petto per darle un’idea. Ma era evidente che l’idea di eleganza di Valerio non coincideva con quella genericamente condivisa dalla società. Rosa si alzò sospirando, lasciando la sua borsa e il giacchino di pelle sul bracciolo della poltrona. Si avvicinò a Valerio senza dire una parola ma fissandolo con i suoi piccoli occhi marroni come se potesse fargli un’intera lezione di stile solo con lo sguardo. Prese l’orribile giacca grigia dalle braccia dell’amico e la appese alla rella all’uscita dei camerini, dove una svogliata commessa stava ripiegando con cura gli altri abiti lasciati lì dai clienti. Valerio seguì i suoi movimenti con l’entusiasmo che piano piano gli moriva sul volto. Il messaggio era chiaro: non era quella la giacca giusta e avrebbe dovuto cercare ancora, quella tortura chiamata shopping non era ancora finita.


«Devi sembrare James Bond in una normalissima missione della domenica pomeriggio, non mio nonno che va alle poste», commentò Rosa risedendosi sulla poltrona che ormai aveva reso il suo trono da una decina di minuti. Le scappò un sorrisetto vedendo l’espressione delusa di Valerio. «Dai vieni qui», allungò un braccio per far avvicinare il ragazzo che riluttante accolse l’invito e si sistemò sul bracciolo della poltroncina. Rosa gli accarezzò il braccio senza dire nulla, era la sua rassicurazione che quella ricerca sarebbe durata ancora per poco poi avrebbero trovato il vestito perfetto e tutto sarebbe finito. Valerio annuì appena capendo cosa volesse dirgli. Con lui non aveva mai avuto bisogno di tante parole. Anche se erano amici da poco, avevano già trovato il loro modo di comunicare come se avessero avuto anni per conoscere ogni lato l’uno dell’altro. Valerio sospirò rivolgendo un ultimo saluto  alla sua giacca che era ormai nelle mani della commessa che stava per riportarla al suo posto. Seguì il suo sguardo e scosse appena la testa divertita. Un po’ lo capiva. A lui non piaceva andare in giro per negozi e lo faceva solo quando era strettamente necessario, come quella volta. Doveva andare a un evento di lavoro tra una settimana, una serata di beneficenza che l’azienda informatica in cui lavorava aveva organizzato per supportare…Rosa non ricordava quale fosse l’ente destinatario dei fondi, forse perché Valerio non era stato molto generoso con i dettagli di una serata a cui aveva cercato in ogni modo di sottrarsi senza successo. Ma a lei poco importava, le bastava sapere che fosse una serata elegante e che Valerio nel suo armadio avesse solo jeans e maglioncini, non l’avrebbe lasciato andare a un evento così importante vestito come un…

«Idiota, ecco cosa sembro.»
La voce irritata di Daniele riportò lo sguardo di Rosa e Valerio sui camerini. Daniele aveva appena scostato la tenda per mostrare ai suoi amici il completo che si stava provando: una giacca blazer grigio caldo, una maglietta nera aderente sotto e dei pantaloni slim-fit abbinati alla giacca. Era bellissimo, sia lui che il completo. Non riusciva a non guardarlo con gli occhi spalancati e un’espressione da ebete sul volto che non avrebbe decisamente voluto mostrare. Forse le sembrava così bello perché era abituata a vederlo vestito sempre sportivo o con dei maglioncini sgualciti che indossava da chissà quanti inverni. Perciò adesso vederlo non solo vestito bene ma addirittura elegante le faceva uno strano effetto.
«Sei bellissimo», disse di getto senza pensare a controllare la propria schiettezza, non che di solito lo facesse ma stavolta sarebbe stato utile contenersi.
Daniele, infatti, puntò i suoi occhi verdi su di lei per capire se lo stesse prendendo in giro o fosse seria. Doveva per forza star scherzando. Nessuno poteva sembrare bellissimo conciato in quel modo. Si girò per guardarsi nuovamente nello specchio del camerino ma continuava a vedere un ragazzino troppo cresciuto per giocare con i vestiti del padre. Suo padre sì che sarebbe stato bellissimo con quel completo. Ne aveva a dozzine di completi eleganti e con ognuno sembrava una star di Hollywood sul red carpet anche se stava solo andando a lavoro. Chissà cosa avrebbe pensato se lo avesse visto vestito così adesso. Ne sarebbe stato fiero o lo avrebbe criticato? “Devi mettere su più massa Daniele, così sparisci nei vestiti e sembri un dodicenne troppo alto”. Gli aveva detto così una volta che lo aveva visto con una camicia addosso, probabilmente gli avrebbe detto così anche adesso. E lui ci aveva anche provato ad andare in palestra ma si annoiava a morte lì, preferiva stare seduto sul divano a leggere. Così era rimasto un ventiquattrenne alto un metro e settantacinque, senza muscoli e l’aria stanca anche se passava tutto il giorno seduto.
Sentì un tocco gentile sul braccio e solo allora si accorse che Rosa gli si era avvicinata e stava richiamando la sua attenzione. Lasciò volentieri lo specchio dietro di sé e si rivolse a lei che lo guardava ancora come se avesse visto un quadro cubista e stesse ancora cercando di capire se le piaceva o meno.
«Ti sta benissimo, davvero. Sei elegante, ordinato e serio ma senza essere troppo rigido. Se riesci anche a sentirti bene in questi abiti, sembrerai un vero uomo in carriera e farai un figurone al meeting», disse Rosa con un sorriso gentile sul volto mentre gli sistemava i polsini del blazer. Quindi era seria, gli stava davvero bene quella roba addosso.
«Sbaglio o questo è il primo complimento che mi fa da quando ci conosciamo?»
Lo stava realizzando solo in quel momento ma in effetti era così. Rosa lo aveva sempre criticato nel vestiario e per tre anni aveva cercato di impartirgli qualche lezione di stile senza ottenere successo. Nessuno era riuscito a cambiare il suo modo di vestire e ci avevano provato in tanti, sua madre e le sue sorelle in primis ma nessuno lo aveva convinto a rinunciare ai vestiti comodi per quelli alla moda. Alla fine si arrendevano tutti. Tranne Rosa che ogni tanto continuava a sottoporgli giacche e camice che lui non avrebbe mai indossato. Però adesso, vedendo il suo sguardo illuminato e soddisfatto, come se avesse finalmente compiuto la sua missione più ardua, iniziò a pensare che forse non era così male vestirsi bene ogni tanto.
«Appunto per questo dovresti ascoltarmi quando ti dico che questo è il completo perfetto. Sai che non ti farei mai un complimento se non fosse vero», commentò infatti lei ritornando al suo tono impettito e di scherno con cui si rivolgeva di solito a lui. «Io cerco di trarre il meglio dalle persone», continuò lei passando le mani sulle sue braccia come se stesse verificando che fosse tutto al suo posto. Daniele giurò che sembrasse incredula lei stessa di trovarlo bello in quel completo.
«Insultandole», intervenne ironizzando Valerio che fino ad allora era rimasto in silenzio. Adesso che lo guardava meglio, anche lui sembrava sorpreso ed era stato stranamente silenzioso. Neanche una battuta su quanto fosse ridicolo. Ma che succedeva quel giorno? Era forse la giornata “no critiche a Daniele” e nessuno gli aveva detto niente?
«Ognuno ha i suoi metodi, caro mio…ognuno ha i suoi metodi», rispose lei girandosi per fare una linguaccia a Valerio. «Piuttosto impara dal tuo amico. È questo a cui dovrebbe assomigliare anche il tuo vestito. Niente maglioni oversize e colori smorti», spiegò ancora indicando i capi che indossava e illustrandogli in che modo risaltassero la sua figura e lo rendessero elegante. Si sentiva leggermente a disagio a essere usato come un manichino da una che credeva di star tenendo una masterclass di buongusto. Capendo, però, che il suo pubblico, fatto di un programmatore e un aspirante giornalista, non fosse molto ricettivo agli insegnamenti, Rosa lasciò perdere mandando entrambi al diavolo. «Vado a fare un’altra spedizione, magari trovo anche quello che fa per te», concluse rivolta a Valerio e sparì oltre l’ingresso dei camerini.
Rimasti da soli, Daniele e Valerio si guardarono per qualche secondo poi scoppiarono a ridere. Rosa era sempre così drammatica che era impossibile non trovarla comica a volte.
«A me sembri un banchiere milanese, ma se lei dice che sei bellissimo allora sei bellissimo», affermò Valerio alzando le spalle con divertita rassegnazione. Daniele sgranò gli occhi a quell’affermazione e si guardò allo specchio finalmente entusiasta di ciò che indossava.
«Potevi dirmelo prima! Adesso sì che mi sento a casa!»
Valerio rise di nuovo e scosse la testa divertito dalla sua improvvisa euforia, per lui quello non era affatto un complimento ma Daniele lo aveva preso come tale. Poi riflettendoci, ne capì il motivo. Gli aveva appena detto di assomigliare a suo padre.

Rosa stava perlustrando l’ala nord-ovest del negozio in cerca di qualche completo che le era sfuggito precedentemente o di qualche abbinamento che poteva andare bene per il galà di Valerio. Era triste girare per il reparto maschile dei negozi d’abbigliamento, i colori erano sempre così tristi e i modelli sempre uguali. Aveva sempre pensato che la moda maschile fosse proprio come gli uomini: banale e ripetitiva. Però cavolo se quei vestiti banali e noiosi poi stavano bene su di loro. Persino uno sciatto come Daniele sembrava un schianto vestito elegante. Forse doveva smetterla di ripensare all’immagine di lui con quel vestito, non le faceva bene una tale distrazione. Ci mancava solo che si addolcisse nei suoi confronti.


Sin da quando si erano conosciuti, tre anni prima in università, avevano sempre avuto un rapporto difficile da descrivere. Lui era un tipo pigro, procastinatore e apatico ma la cosa che più la innervosiva di lui era che non si arrabbiava mai. Lo aveva visto lievemente irritato solo due volte, ma in tre anni mai un accenno d’ira, una scenata data dal nervosismo, un commento di mal sopportazione verso qualcuno o una reazione eccessiva. E dire che lei ci si era impegnata tanto per provocarlo e farlo arrabbiare, ma niente, Daniele rimaneva calmo e rilassato qualsiasi cosa gli succedesse intorno. Poi non c’era neanche chissà quale motivo per criticarlo, era una delle persone più gentili e buone che conoscesse, quindi i motivi per provocarlo erano davvero pochi e questo la irritava ancora di più. Ma forse proprio per questo lo riteneva uno degli amici più fidati che si era fatta da quando si era trasferita a Roma. Con lui non si tratteneva davvero mai, poteva dirgli qualsiasi cosa senza alcun timore e sapeva che lui l’avrebbe ascoltata e capita. Non dava ottimi consigli ma sapeva consolare abbastanza bene e a Rosa bastava questo. Daniele era l’amico da cui andavi per staccare il cervello dai problemi, un po’ come ubriacarsi o farsi una canna ma decisamente meno dannoso per l’organismo. Per lei era indispensabile passare del tempo con lui al di fuori del loro gruppo di amici. Era un lato del loro rapporto che lui ignorava ovviamente, ma a lei faceva bene proprio per quello: Daniele la aiutava senza sforzarsi, semplicemente essendo se stesso: con i suoi discutibili gusti cinematografici, con il totale disinteresse per le serate in discoteca, con la sua malsana ossessione per il calcio e con la sua apatia che si scontrava spesso con il proprio temperamento irruento e fuori dagli schemi. Erano una strana coppia di amici, ma in qualche modo funzionavano.
Per questo era meglio concentrarsi solo sulla sua odierna missione di trovare a lui e a Valerio i due abiti che gli servivano. Così Rosa si concentrò, fece un altro giro tra i completi eleganti e finalmente la concentrazione ripagò perché trovò il vestito perfetto per Valerio. Si complimentò con se stessa, aveva ottenuto risultati solo concentrandosi sull’incarico che si era autoaffidata quando i ragazzi le avevano parlato di questi due eventi a cui dovevano partecipare. Niente distrazioni inutili e…e poi eccolo lì, il vestito perfetto per lei. Lo aveva visto di sfuggita mentre riattraversava il reparto donna per tornare nei camerini. Si era fermata e lo aveva guardato meglio. Un lungo abito di seta verde smeraldo, con una sottile fila di diamanti sul punto vita e un generoso scollo a cuore. Era elegante, raffinato e luminoso. Lo prese senza pensarci due volte e se lo poggiò sul braccio sopra il completo per Valerio. Non aveva nessuna occasione imminente per indossarlo e forse non ne avrebbe avute nel prossimo futuro ma non le importava, doveva almeno provarlo per vedere se era perfetto anche su di lei.

Quando tornò nei camerini annunciò raggiante di aver trovato il vestito giusto per Valerio. Lui, vedendo sul suo braccio un vestito da donna, aggrottò la fronte confuso. «Devo andare a una festa di lavoro, non a una serata drag», commentò infatti ricevendo un’occhiata di traverso da Rosa.
«Sapevo che farti guardare Drag Race avrebbe seriamente danneggiato il tuo umorismo», replicò lei piccata sollevando il vestito e rivelando sotto il completo da uomo. Daniele, che nel frattempo si era provato il completo di prima ma con una camicia, sbucò con la testa fuori dalla tenda del camerino incuriosito dallo scambio di battute che aveva sentito.
«Non avevi detto che non ti serviva niente e quest’uscita era solo per vestire noi due?» chiese guardandola divertito sapendo già come gli avrebbe risposto. Rosa non sapeva trattenersi quando entrava in un negozio. Non solo con i vestiti, ma con qualsiasi oggetto che ritenesse “carino” o “geniale”, lei lo comprava senza badare se le servisse davvero. Era bello e allora doveva averlo. A giudicare dal tipo di vestito che aveva in mano, sarebbe stata l’ennesima cosa che avrebbe comprato d’impulso ma mai utilizzato.
«Sì, ma se trovo un vestito che mi chiama non posso ignorarlo. Poi non è detto che lo compro, vediamo prima come mi sta ecco…poi magari ci pensiamo», mormorò l’ultima frase e si affrettò a lasciare il completo nelle mani di Valerio e a recarsi in un camerino impaziente di provarsi l’abito. Daniele e Valerio si guardarono e quest’ultimo alzò le spalle rassegnato, sapevano tutti e due che l’avrebbe comprato comunque. Anche lui entrò in uno dei camerini sperando che questo fosse il completo giusto e che avrebbero finalmente potuto smetterla di girare come trottole da un negozio all’altro.

Pubblicato da Fiorella Filosa

Tutto ciò che serve sapere di me è che sono una ragazza a cui piace scrivere. Ho bisogno di liberare la mia mente dai tanti personaggi che la affollano e dalle storie che mi fanno compagnia ogni giorno. Questo blog è per condividere con tutti una parte di ciò che mi passa per la testa.